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ANSIA

ANSIA: QUANDO FA BENE, QUANDO FA MALE

E COME INTERVENIRE


Battito accelerato, sudorazione, difficoltà a deglutire, gambe molli... sono i sintomi di un problema sempre più diffuso, che colpisce al giorno d'oggi tantissime persone di tutte le età: si tratta di ANSIA!


L’ansia è un’emozione che fa parte della nostra esperienza, molto frequente nella vita di tutti i giorni:
ognuno di noi, infatti, prova questa emozione in contesti diversi tra loro (ad esempio durante l’esame di laurea, un’interrogazione, una visita specialistica,…).

A cosa serve quindi se è così sgradevole?

In generale sperimentiamo ansia quando pensiamo di essere esposti a un pericolo o a una minaccia futura, reale, o presunta: in questo modo il nostro organismo si prepara ad una reazione per evitare che quella minaccia ci arrechi danni, fino a mettere in pericolo la nostra vita.


E’ quindi un’emozione assolutamente adattiva e funzionale che ci avvisa “potrebbe succederti qualcosa, mettiti in salvo”.


L’ansia, infatti, ha una forte componente fisiologica che predispone l’individuo a fuggire o attaccare, per poter sopravvivere al pericolo. I cambiamenti fisiologici tipici di questa
reazione di attacco-fuga sono:

  • l’accelerazione del respiro

  • l'aumento del battito cardiaco

  • l’aumento del tono della muscolatura

  • l’aumento della pressione arteriosa

  • la sudorazione

  • l’attenzione concentrata sul pericolo

  • il blocco di alcune funzioni del nostro corpo (es. la digestione,..).

Ansia funzionale e ansia disfunzionale

L’ansia è quindi considerata funzionale quando è appropriata alla situazione in cui si manifesta e non interferisce con il benessere mentale: ad esempio, è assolutamente normale provare un po’ d’ansia durante un compito come esame, un colloquio, una gara sportiva, o altre situazioni che richiedono attenzione e concentrazione in quanto l’ansia permette di mantenerle ad un livello ottimale. Se, infatti, fossimo assolutamente rilassati la nostra prestazione sarebbe notevolmente inferiore, se non addirittura disastrosa, proprio come quando siamo in balìa totale dell’ansia.

L’immagine sottostante rappresenta la cosidetta “curva dell’ansia” e serve proprio ad illustare come con l'aumento dell'ansia, l'efficienza della prestazione aumenta in maniera proporzionale, ma solo fino a un livello ottimale. Se si supera tale livello di ansia allora la prestazione cala e l’ansia aumenta interferendo con essa.


L’ansia diventa disfunzionale, configurandosi quindi in un disturbo d’ansia, quando è eccessiva e sproporzionata rispetto alle situazioni, peggiora il benessere mentale e non favorisce l'adattamento della persona all’ambiente. Inoltre se questo stato emotivo diventa cronico il disturbo diventa invalidante per chi ne soffre, causando
ridotto funzionamento
della persona nella vita quotidiana. Chi ha un disturbo d’ansia
ha come la sensazione che la mente sia in balìa totale di pensieri ansiogeni, come se fosse un motore su di giri, e tende quindi ad evitare luoghi e situazioni ad essa correlati o a mettere in atto comportamenti, talvolta bizzarri, per evitare di provare una forte ansia.

I disturbi d’ansia si dividono in:

  • Disturbo da attacchi di panico (DAP)

  • Fobie

  • Fobia sociale

  • Disturbo d’ansia generalizzata

  • Disturbo ossessivo compulsivo

  • Ipocondria

  • Disturbo post traumatico da stress.

Come intervenire: la Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC)

La TCC è riconosciuta come l’intervento d’elezione per i problemi d’ansia. Il suo scopo è modificare la relazione esistente tra una determinata situazione e la reazione d’ansia che l’individuo presenta in risposta a tale situazione, che è responsabile del disagio psicologico.

L’obiettivo è quello di modificare la relazione esistente tra una situazione che crea difficoltà e la modalità automatica e abituale che la persone utilizza per reagire a tale condizione.

Le tecniche impiegate nella TCC insegnano alla persona ad apprendere nuovi modi di pensare e agire, in modo da rendere la reazione dell’individuo più flessibile. Caratteristica importante di chi soffre d’ansia è costituita infatti da modalità rigide di pensiero che vengono assunte come verità assolute e causano notevole sofferenza.


Le tecniche di respirazione e di rilassamento sono parte integrante e fondamentale del trattamento dei disturbi d’ansia.


Un’altra tecnica frequentemente utilizzata insieme alla TCC è la Mindfulness: come detto precedentemente l’ansia è disfunzionale solo se sproporzionata alla situazione e cronica, altrimenti
non c’è motivo di temerla e cacciarla anzi, diventa fondamentale l’accettazione di tale emozione come parte integrante della nostra vita. La Mindfulness è una pratica che consente alla persona di “far spazio” a tutte le esperienze interne, gradevoli o sgradevoli, senza che queste interferiscano con le attività quotidiane. Ci permette, cioè, di continuare a fare tutto ciò che dobbiamo fare, mantenendo l’attenzione al presente, senza impegnarci in un’ estenuante lotta per far sparire le emozioni che riteniamo disturbanti, diventando spettatori, e non vittime, delle nostre emozioni.


C’è anche la possibilità di utilizzare la tecnica dell’EMDR, messa a punto per il trattamento del trauma: in alcuni casi, infatti, esperienze traumatiche pregresse possono costituire la base per lo sviluppo di attacchi di panico, per cui si rende necessaria la rielaborazione dei ricordi traumatici al fine di migliorare l’efficacia della TCC.



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