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ATTACCHI DI PANICO

Attacco di Panico

Paura di perdere il controllo e di svenire, respiro affannato e senso di soffocamento, palpitazioni e sudore. Ecco cosa accade quando l'ansia sfocia in un ATTACCO DI PANICO!

E' una sorta di "ansia immotivata", dalla quale però cominciano a dipendere il nostro umore, le nostre azioni e tutta la nostra vita!

Se è capitato anche a te, saprai bene di cosa sto parlando.

Perchè chiunque abbia provato un attacco di panico vive con una paura costante, teme continuamente che si possa ripresentare in qualsiasi momento (paura di avere paura) e comincia ad evitare luoghi e situazioni in cui ha già avuto attacchi. Fino ad arrivare anche a non uscire più di casa.


Gli attacchi di panico sono un’esperienza tanto sgradevole quanto comune. Estremamente comune. Ma mentre per alcune persone si tratta di episodi rari e sporadici, per altre sono così frequenti da compromettere la qualità della vita quotidiana (scuola, lavoro, relazioni sociali). Più frequenti sono gli attacchi di panico in determinate situazioni, maggiori diventeranno gli sforzi per evitare quelle situazioni. Il Disturbo da Attacchi di Panico (DAP) può presentarsi con o senza agorafobia. Se si presenta con agorafobia la persona teme luoghi specifici come spazi affollati (aperti o chiusi) dai quali crede di non potersi allontanare abbastanza in fretta in caso si verifichi un attacco di panico, oppure teme di non trovare aiuto o pensa che sia troppo imbarazzante.

 

Quali sono le cause dell’attacco di panico?

1. Lo stress.

Il primo attacco di panico si manifesta di solito in concomitanza di un periodo di stress o tensione. I fattori stressanti possono essere fisici (malattie, uso di alcol, mancanza di sonno,..) o psicologici (liti in famiglia, sul lavoro, cambiamenti nella propria vita, lutto,..)


2. L’effetto della personalità.

Chi soffre di attacchi di panico si definisce in genere molto sensibile, emotivo, nervoso, che si preoccupa facilmente. Questo tipo di persone risponde ai fattori stressanti con reazioni fisiologiche intense e concentra tutta l’attenzione su queste.

 

Vediamo in dettaglio in cosa consiste il Disturbo da Attacco di Panico (DAP):

l’attacco di panico insorge quando una persona è estremamente reattiva a stimoli esterni (come entrare in luoghi affollati,..) o a stimoli interni (come l’accelerazione del battito cardiaco o un semplice formicolio,..). Come si può notare si tratta di stimoli innocui che vengono percepiti pericolosi e ai quali la persona cerca di dare una spiegazione; il problema è che si tratta spesso di spiegazioni del tipo: “Potrei svenire!”, “Sto per avere un infarto!”, “Perderò il controllo!”, “Impazzirò!”, “Sto per morire!”.

Nell’arco di pochi minuti, l’ansia raggiunge il picco più alto di intensità e inizia gradualmente a decrescere, fino a quando il soggetto sperimenta uno stato di sfinimento fisico e mentale.

Si crea quindi un circolo vizioso per cui il soggetto interpreta erroneamente uno stimolo ansiogeno (interno o esterno) e questo fa salire l’ansia; sperimentando ansia il soggetto si concentra ancora di più sulla sua interpretazione dello stimolo e l’ansia aumenta di nuovo, aumentando ancora la concentrazione sull’interpretazione dello stimolo, e così via, fino ad avere un vero e proprio attacco di panico, che presenta alcuni tra i seguenti sintomi: palpitazioni o tachicardia, sensazione di asfissia o di soffocamento, dolore o fastidio al petto, sensazioni di svenimento (es. debolezza alle gambe, vertigini, visione annebbiata), disturbi addominali o nausea, sensazioni di torpore o di formicolio, brividi di freddo o vampate di calore, tremori o scosse, bocca secca o nodo alla gola, sudorazione, sensazione di irrealtà (derealizzazione) o sensazione di essere staccati da se stessi (depersonalizzazione), confusione, paura di perdere il controllo o di impazzire, paura di morire.

 

I SINTOMI DELL’ATTACCO DI PANICO

  • palpitazioni o tachicardia;

  • sensazione di asfissia o di soffocamento;

  • dolore o fastidio al petto;

  • sensazioni di svenimento (es. debolezza alle gambe, vertigini, visione annebbiata);

  • disturbi addominali o nausea;

  • sensazioni di torpore o di formicolio;

  • brividi di freddo o vampate di calore;

  • tremori o scosse;

  • bocca secca o nodo alla gola;

  • sudorazione;

  • sensazione di irrealtà (derealizzazione) o sensazione di essere staccati da se stessi (depersonalizzazione);

  • confusione;

  • paura di perdere il controllo o di impazzire;

  • paura di morire.

Il ruolo dell’iperventilazione e il generarsi della PAURA DI AVERE PAURA.

L’iperventilazione è un eccesso di respirazione che peggiora i sintomi dell’attacco di panico. Respirare con eccessiva frequenza o intensità porta ad una restrizione dei vasi sanguigni che portano sangue al cervello. In questo modo, nonostante abbiamo la sensazione di incamerare più ossigeno con l’iperventilazione, esso arriva sì in quantità maggiore ai polmoni, ma ne arriva troppo poco al cervello. Di conseguenza si verificano sintomi come quelli precedentemente descritti (capogiri, vertigini, senso di confusione, ecc..) che vengono erroneamente interpretati dal soggetto.

Tali sintomi sono così sgradevoli (comprensibilmente!) che la persona è terrorizzata solo all’idea di sperimentarli nuovamente, per cui si innesca una “paura di avere paura”, detta ansia anticipatoria.

La persona può cercare, quindi, di mettere in atto dei comportamenti volti a evitare e/o prevenire il verificarsi di altri attacchi di panico, detti comportamenti protettivi e comportamenti di evitamento.

 

LA PAURA DI AVERE PAURA INNESCA COMPORTAMENTI DI EVITAMENTO E PROTETTIVI:


I comportamenti di evitamento
più frequenti sono :

  • non utilizzare automobile o mezzi di trasporto pubblici;

  • evitare luoghi chiusi (es. cinema);

  • non allontanarsi da zone considerate sicure (es. casa);

  • non compiere sforzi fisici.

I comportamenti protettivi
più frequenti sono:

  • portare con sé farmaci per l’ansia;

  • muoversi solo in zone in cui sono presenti strutture mediche;

  • allontanarsi da casa solo se accompagnati;

  • tenere sempre sotto controllo le uscite di sicurezza.

Tali comportamenti, se nel breve termine permettono di raggiungere lo scopo di evitare l’attacco di panico, nel lungo termine hanno conseguenze assai negative.

E’ facile intuire, ad esempio, come possa diventare limitata la vita di una persona che non prende mezzi di trasporto e non frequenta luoghi pubblici, con pesanti ripercussioni sulla propria vita. Com’è possibile infatti mantenere in vita le relazioni sociali se non esco più di casa per il timore di un attacco di panico? Oppure basta pensare al rischio che si corre facendo uso massiccio di farmaci ansiolitici, noti per creare dipendenza, oltre ad ulteriori effetti collaterali. E che dire delle persone (in genere familiari o amici stretti) che vengono quasi “obbligate” ad accompagnare il soggetto come se fosse un vero e proprio invalido?

La riduzione dell’autonomia, in seguito ai comportamenti protettivi e di evitamento, danneggia la qualità della vita di chi soffre di DAP (danneggiandone il senso di efficacia e la stima di sé) e dei suoi
familiari o amici stretti. A lungo andare è possibile sviluppare un Disturbo Depressivo secondario al DAP.
Altra frequente conseguenza del disturbo di panico è l’abuso di sostanze stupefacenti (in particolare l’alcool), a cui la persona può ricorrere come tentativo di fronteggiare il DAP o la depressione secondaria.

 

CURARE GLI ATTACCHI DI PANICO

Farmacologia e psicoterapia a confronto.

I trattamenti per la cura degli attacchi di panico riconosciuti come più efficaci sono la farmacoterapia e la psicoterapia.

La terapia farmacologica è a base di benzodiazepine e antidepressivi di nuova generazione.

I farmaci in tempi brevi riducono la sintomatologia ansiosa ma quando finisce l’effetto del farmaco il disturbo si ripresenta come prima. Le benzodiazepine, soprattutto, è noto che causino assuefazione e dipendenza. Talvolta, tuttavia, in caso di disturbi gravi la terapia farmacologica è necessaria.
Il trattamento psicoterapico più efficace, come dimostrato da diversi studi empirici, è la Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC).

 

Il trattamento cognitivo-comportamentale curare gli attacchi di panico

La TCC per il DAP prevede un percorso così formulato:

  • analisi della manifestazione iniziale e attuale del disturbo;

  • psicoeducazione, cioè fornire al paziente informazioni sul disturbo, in particolare le sue modalità di insorgenza e mantenimento (con la ricostruzione del circolo vizioso dell’ansia);

  • diario di monitoraggio da compilare a casa

  • tecniche di rilassamento e respirazione per la gestione dei sintomi
    dell’ansia (eventuale ausilio del biofeedback);

  • individuazione delle interpretazioni erronee (es. pensieri catastrofici) e messa in discussione
    delle stesse;

  • esposizione graduale alle sensazioni e agli stimoli temuti ed evitati;

  • prevenzione delle ricadute


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